Tfr Fondi Pensione : calcolo tfr , anticipo tfr, rivalutazione tfr


I Fondi Pensione e la Crisi finanziaria

Bisogna fidarsi dei Fondi Pensione anche durante le crisi ? L’Assogestioni, l’associazione del risparmio gestito, ne indica almeno cinque e lo fa anche attraverso un annuncio pubblicato sui principali quotidiani nazionali. 5 buone ragioni che differenziano i fondi dagli altri prodotti finanziari e che spiegano perché è utile mettere i propri risparmi o tfr in un fondo anche durante le crisi: autonomia, controllo, diversificazione, trasparenza e solidità.

Autonomia. Il patrimonio del fondo è separato da quello della società che lo gestisce e da chi lo distribuisce. La norma prevede che le somme investite dai risparmiatori siano custodite nella banca depositaria, una banca indipendente dalla società di gestione, dal gruppo che la controlla e dal distributore.

Controllo. Il mercato dei fondi comuni d’investimento è governato da norme molto severe. Banca d’Italia e Consob vigilano sul rispetto delle regole a tutela dei risparmiatori.

Diversificazione. I fondi investono in diversi titoli e in vari mercati per cogliere le migliori opportunità e ridurre il rischio. In questo modo l’andamento di un singolo titolo non può influenzare significativamente il risultato dell’intero paniere.

Trasparenza. Il risparmiatore sa sempre quanto valgono i suoi fondi e come sono gestiti. Il valore giornaliero è pubblicato sui principali mezzi di informazione e consente al sottoscrittore di monitorare l’andamento dei propri investimenti.

Solidità. Osservando gli andamenti storici dei mercati, si può notare come i fondi, grazie alle loro caratteristiche, hanno sempre aiutato i risparmiatori a superare i momenti difficili dei mercati finanziari.

Autonomia, controllo, diversificazione e trasparenza sono alcuni dei loro punti di forza, che insieme li caratterizzano e li differenziano dagli altri prodotti finanziari e che hanno raccolto negli anni la fiducia di milioni di risparmiatori.

La riforma del TFR

In Italia, come in molti altri paesi, il sistema pensionistico è in evoluzione e tende ad adeguarsi ad un numero di pensionati in crescita rispetto a quello delle persone in attività lavorativa in quanto la vita media è sempre più lunga. Negli ultimi anni quindi, l’esigenza di attenuare la continua crescita dei fabbisogni finanziari per la previdenza pubblica ha determinato il progressivo abbandono del calcolo delle pensioni secondo il “sistema retributivo” ed ha portato ad adottare il “sistema contributivo”. Per il calcolo della pensione non si prenderà più a riferimento la retribuzione del lavoratore negli ultimi anni di attività, ma si terrà conto dei contributi versati durante la vita lavorativa. Tale cambiamento determinerà una significativa riduzione delle pensioni che saranno erogate dall’INPS.


Secondo le valutazioni effettuate dalla Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione (COVIP), il rapporto tra l’ammontare della pensione e quello dell’ultima retribuzione (tasso di sostituzione) diminuirà progressivamente. La COVIP stima che un lavoratore dipendente del settore privato, dopo 35 anni di contributi, vedrà ridursi la pensione di quasi 20 punti percentuali, passando approssimativamente dall’attuale 70% dell’ultima retribuzione al 50% nel 2040.

Per colmare questa differenza, al fine di assicurare agli aderenti una rendita da affiancare a quella della previdenza INPS, è stata varata nel 1993 la previdenza complementare, e sono stati realizzati modelli organizzativi ed attivati benefici fiscali con lo scopo di destinare risorse finanziarie, delle aziende e dei lavoratori, a fini previdenziali.

Si parla dunque di forme pensionistiche complementari che sono forme di previdenza finalizzate alla costituzione di una prestazione pensionistica integrativa autorizzate e vigilate dalla COVIP. Queste includono i fondi pensione negoziali, i fondi pensione aperti, i contratti di assicurazione sulla vita con finalità previdenziale; e tutti i fondi preesistenti al 1992.

In particolare, la maggior parte delle aziende e le organizzazioni sindacali hanno promosso la costituzione dei fondi pensione negoziali stipulando accordi per destinare a queste istituzioni versamenti paritetici da parte delle imprese e dei lavoratori e quote di TFR dei lavoratori. Aderendo alla previdenza complementare si ha l’opportunità di incrementare la pensione futura evitando un drastico ridimensionamento del reddito pensionistico disponibile al termine dell’attività lavorativa.

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